Ma nei mesi in cui aspettavo il suo ritorno capii che non era possibile vivere con lui, che la sua personalità e il suo modo di agire erano privi di quel collante in mancanza del quale non si possono creare dei vincoli tra gli esseri umani. Le sue lacrime erano autentiche lacrime, che però dentro di lui non scioglievano né l’amarezza dei ricordi né i morsi del dolore; Lajos si rallegrava o si disperava sempre con il massimo impegno, ma in realtà non sentiva mai nulla.

Sándor Márai, L’eredità di Eszter (traduzione di Giacomo Bonetti)

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