Contro la morte non ho bisogno di armi, perché la morte non esiste. C’è invece la paura della morte.

Hermann Hesse, L’ultima estate di Klingsor (traduzione di Ervino Pocar)

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Ma sul serio, miei cari, oggi è un giorno stupendo. Oggi canta un uccello, è un uccello favoloso, l’ho udito già questa mattina. Oggi soffia il vento, è un vento favoloso, il bimbo celeste che sveglia le principesse dormienti e svuota l’intelligenza dalle nostre teste. Oggi sboccia un fiore, un fiore favoloso, è azzurro e nella vita fiorisce una volta sola e chi lo coglie acquista la beatitudine. […] Alludo a questo: il giorno presente non ritorna mai più, e a chi non lo mangia e beve e gusta e annusa esso non verrà offerto una seconda volta per tutta l’eternità. Il sole non splenderà mai come oggi, ha una costellazione nel cielo una congiunzione con Giove, con Agosto ed Ersilia e con tutti noi, ed essa non ritornerà mai, mai più, neanche fra mille anni.

Hermann Hesse, L’ultima estate di Klingsor (traduzione di Ervino Pocar)

Ecco, Luigi, io penso spesso come te: tutta la nostra arte non è che un surrogato, un surrogato faticoso, pagato a un prezzo dieci volte eccessivo, per una vita perduta, una bestialità perduta, un amore perduto. Eppure non è così. È tutt’altro. Si sopravvaluta la sensualità, quando si considera la spiritualità soltanto come surrogato di soccorso per la mancata sensualità. Questa non vale neanche un briciolo più dello spirito, come anche viceversa. Tutto è una cosa sola, tutto è ugualmente buono. Se abbracci una donna o fai una poesia è lo stesso. Purché ci sia l’elemento principale, l’amore, l’ardenza, la commozione, è indifferente che tu sia un monaco sul Monte Athos o un viveur a Parigi.

Hermann Hesse, L’ultima estate di Klingsor (traduzione di Ervino Pocar)